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[muerte015] Fucksia - Photophobie
Muertepop records presents "Photophobie", debut release of the Italian electronic artist Fucksia. About thirty minutes of sweet and fine indietronica, like being closed in a room watching the rain through the window.
Nella natura del divenire costruire è attraversare, attraversare è lasciarsi alle spalle. Scatto una foto alle cose che perdo e la chiamo memoria. Mentre il tempo confonde le parti, se l’uno tende ogni istante a staccarsi da sé, se l’altro è ciò che per natura stai diventando: quali braccia rimarranno per accogliere? quale carattere per opporsi? Di fronte al mare aperto di ogni nuovo inizio, pensare così forte che tutti possano sentire.
Scender le scale sfiorando il muro
non dare importanza
a chi passa vicino.
Cercando qualcosa di indefinito
la notte svanisce al piano di sopra.
Nelle mia mente
ogni cosa sopravvive in silenzio
sento l’attrito
di grida esiliate dal mondo.
Come frammenti pulsanti di vita
voci alterate si sono dissolte.
Dove i miei occhi le hanno chiamate,
dove i miei occhi le hanno chiamate,
dove il giorno ferito impazziva di luce,
dove il giorno ferito impazziva di luce…
E così veniamo avanti
simili in tutto a quelli di ieri
aggrappati a un’immagine
condannata a descriverci
dimmi, non è così?
e poi ci ritroviamo
divisi da nuove alleanze
senza più nulla da nascondere
solo più accorti
nel mostrare i punti
dove la vita ristagna,
le cattive abitudini
quasi sempre appagate
e ci sediamo
in un camerino affollato
in un treno che parte
continuamente sospesi
tra questo corpo e la scena
le nostre ore canoniche
le nostre ore contate
ancora troppo presto
per organizzare il proprio sgargiante declino
ma non abbastanza da non averne un’idea
io non ti cerco
io non ti aspetto
ma non ti dimentico
Voi,
voi che noi amiamo,
voi non ci vedete,
non ci sentite,
ci credete molto lontani
eppure siamo così vicini.
Siamo messaggeri che portano la vicinanza
a chi è lontano,
siamo messaggeri che portano la luce
a chi è nell’oscurità,
siamo messaggeri che portano la parola
a coloro che chiedono.
Noi siamo luce,
noi siamo messaggio:
siamo i messaggeri.
Noi non siamo niente,
voi siete il nostro tutto.
Lasciateci vivere nei vostri occhi,
guardate il vostro mondo attraverso noi,
riconquistate insieme a noi
lo sguardo pieno d’amore,
allora noi
saremo vicini a voi
e voi
a Lui.
Iloscia vaga serena nelle sue fantasie
Perduta nei meandri del suo mondo
A volte così avvenente,troppo spesso così reale
Iloscia è così sola,ma ha con se i suoi sogni
Immagina ciò che sarebbe,se fosse reale
E tutto assume un aspetto migliore
Anche il dolore,non fa male,non più
Iloscia è solo un sogno che qualcuno ha smesso di sognare
E’ una fantasia di plexiglas ancora impacchettata
Che nessuno aprirà mai…
Mai…
Edward Hogs…Quentin Tan
Anke quel giorno,come al solito, il giovane contabile Edward Hogs tornò a casa passando per Kensington Street…arrivò a casa,la stessa casa ove era nato, e troppo stanco per consumare il suo pasto modesto andò direttamente a letto…a sognare la vita che avrebbe voluto…
Si svegliò nel bel mezzo della notte…notò la sua finestra aperta…si alzò per chiuderla…ritornò a letto ma un rumore lo turbò…qualcosa nella stanza era caduto rompendosi…un vaso…si rialzò dal letto e accese,con la stessa difficoltà di un cieco, il lume posto sul comodino e rimase perplesso nel vedere una strana ombra riflessa sul muro saltellare a destra e a manca per la stanza…
Sbalordito cercò di trovare il suo possessore…si guardò intorno ma…nn vide nessuno…
Vi si avvicinò cautamente e notò che l’ombra aveva l’aspetto di un ragazzo e che la stessa con strani gesti cercava di comunicare con lui…
Ad un tratto la finestra si spalancò nuovamente…e un ragazzo,che non so in che modo si potesse capire ,”assomigliava” all’ombra stessa entrò nella stanza…volando…
Penso che tutti possiate immaginare lo stupore del Signor Hogs,che nei suoi 39 anni non aveva visto mai una cosa del genere…
«Ecco dov’eri dannata ombra…ti ho cercato in quattro diverse case e tu invece eri qui a far danni…stupida ombra…»disse il ragazzo con uno strano sorriso…
L’ombra impaurita scappo quasi schernendolo…e il giovane ragazzo volante la rincorse per tutta la stanza…«Vieni qui»urlò più e più volte…ma a nulla valsero le sue grida…
Dopo un buon quarto d’ora riuscì a riprendere la sua cara ombra e come se nulla fosse successo si avvicinò al Signor Hogs che impaurito scappò a nascondersi dietro il letto…
«Hey dico a te…dove scappi???»disse il ragazzo…
«C…c…c…chi..io?»disse il Signor Hogs con voce impaurita
«E chi altrimenti?…Ci siamo solo io e te nella stanza…a parte l’ombra naturalmente…comunque bando alle ciance…hai mica ago e filo?»
«Ago e filo?…Certo..ma..ma..ma…»
«Prendimelo allora…altrimenti come la ricucio l’ombra?…Non posso certo girare tutta la città ogni volta che scappa…almeno così so come tenerla ferma»
Il signor Hogs balzò improvvisamente…«Ho capito…sto sognando…per forza…tu non puoi essere reale…io so chi sei…tu sei Peter Pan»
«Peter Pan???Ma mi stai offendendo o cosa???Io non sono Peter Pan..sono Quentin Tan…altro che quel ragazzino di Peter»disse e continuò«Lo conosco bene quello lì…lui e la sua Isola…puah…io non ho certo fatto i suoi errori…lui non sa quello che fa…io invece…»disse Quentin
«Tu invece???…Ma quindi vuol dire che lo conosci…ma com’è possibile?…Sto sognando…non c’è dubbio»
«Non stai sognando vecchio bacucco…certo che lo conosco…ero uno dei suoi bambini sperduti o come cavolo li chiama lui…bah…ke gente…»ribattè Quentin e continuò«Ha fatto solo errori…e non lo vuole capire…io ad esempio utilizzo una politica nuova…diversa…MI DAI L’AGO E IL FILO O NO???»
Edward prende dal cassetto ago e filo e impaurito glielo porge e riscappa dietro il letto.
Quentin si sedette e inizio a cucire la sua ombra a se stesso e intanto ordinò a Edward di sedersi sul letto…non gli piaceva parlare con persone che non poteva guardare…
Il signor Hogs obbedì e ancora molto impaurito si sedette sul letto,sempre a debita distanza, dandosi pizzicotti,strofinandosi gli occhi e mormorando qualcosa a bassa voce…
Quentin sempre con il capo rivolto verso il basso continuò«Vedi»disse«Peter ha fatto tantissimi errori…cioè quello che ha fatto e che continua a fare lui in fin dei conti è la stessa cosa che faccio io…solo che io…ecco…lo faccio in maniera abbastanza diversa…non so se capisci…no…non penso come può capirmi un vecchio bacucco come te…ora ti spiego..»
«Io dal mio quartier generale in via Cieli Neri n°17 a NeverTown so che Peter porta i bambini nella sua Isola…che poi tanto bella non è…insomma non è nulla di particolare…il problema è che tiene i bambini lì con lui e questi vivono per sempre la loro giovinezza…ma la vivono lì…quando questi decidono di tornare a casa dimenticano tutto…e diventano come tutti…assetati di potere…dediti solo al denaro e al lavoro…diventano vecchi depressi e grassi…e dimenticano tutto…i ricordi felici…come si vola…la bellezza del gioco e dell’amicizia…il tempo trascorso all’Isola che non c’è…allora mi domando… a cosa serve se poi non cambia nulla…Edward?»
Hogs lo guardò ancora più spaventato…«Come conosci il mio nome…?»
Quentin alzò lo sguardo e lo fissò«Ecco…vedi…tu sei l’esempio lampante…non mi riconosci eppure tu sei stato sull’Isola insieme a me…siamo tornati insieme…solo che tu hai deciso di crescere…io no…»
«Ma…ma…»balbettò Hogs«Io non capisco…»
«Immagino…vecchio e rincitrullito come sei…comunque non è questo il problema…ti stavo spiegando la mia politica…ecco vedi…io faccio ciò che fa Peter…ma lo faccio qui e in tutto il mondo…lo faccio in modo tale che nessuno dimentichi…faccio sì che tutti possano cambiare e che tutti possano avere ricordi felici…faccio sì che possano ricordare o creare ciò che non possano ricordare…faccio sì che possano essere sorridenti…liberi…»
Si alzò dalla sedia…e guardò il suo capolavoro…la sua bella ombra cucita a puntino
«Wendy almeno qualcosa ce l’ha insegnato bene…cucire..era la migliore…vecchia cara Wendy…»poi il suo viso diventò triste«quanto ti ho amato…ma tu non mi hai mai nemmeno guardato…a lei piaceva Peter…sai?…Forse perché era un leader…forse perché aveva dei buoni argomenti…forse perché era lì…o forse non ci ha mai pensato…bah…ormai è cresciuta anche lei…sono anche andato a trovarla…ma non si è mai svegliata…e forse come te non mi avrebbe comunque riconosciuto…piccola cara Wendy»
Hogs intanto sempre più perplesso,quasi stesse assistendo ai deliri di un pazzo,rimaneva lì muto e immobile…d’altronde…cosa avrebbe potuto fare?
«Edward ti saluto…grazie per aver ritrovato la mia ombra e soprattutto grazie per l’ago e il filo…»
Lo guardò aprì la mano e vi soffiò facendo volare una strana polverina luccicante che invase il corpo di Hogs che iniziò a starnutire…
«Fa lo stesso effetto a tutti…»disse Quentin e rise…e mentre saliva sulla finestra disse«Dimenticavo…ti ho portato delle cose…le avevi dimenticate…tieni..e..buoni ricordi felici»gliele lanciò in una sacca e volò via…com’era venuto…dal nulla..dal buio della notte…
Edward aprì la sacca e vi trovò una cappellino,un sacchetto di biglie e un orsacchiotto di peluche…
Rimase lì a guardarli per tantissimo tempo…e ricordò…i bagni fatti nell’Isola…le lotte con i Pirati…Wendy,che aveva amato anche lui,come tutti i bambini dell’Isola…Capitan Uncino…il coccodrillo…Spugna…e l’innocenza…la gioia…la dolcezza…
Una lacrima cadde dal suo viso sorridente…si alzò e volò via dalla finestra…corse da tutti i bambini sperduti ormai cresciuti…andò via…per far si che anche loro ricordassero tutto…decise di girare tutto il mondo,e non solo…x dare ricordi felici a tutti…e capì così la strana politica di Quentin Tan…il ragazzo dalla casacca rossa…il suo migliore amico dell’Isola che non c’è…
Fin
Mi muoverò con gesti attenti così che tu non possa udire
ti sentirai comunque attratto pericolosamente
controllerò con calma qualunque movimento del mio corpo
nel mio essere come esplodere di noia
misurerò le oscillazioni delle tue braccia della mia bocca
mi guarderai come un eclissi lo stesso senso di stupore
in un bicchiere nel freddo intenso le mie pulsioni
nel mio essere come esplodere di noia
ringrazio dio che mi ha fatto troppo poco intelligente
dio mi ha fatto troppo poco intelligente
davanti a me la guarigione fuoco nel fuoco nell’infinito
non leggo mai non studio mai non parlo mai
nel mio essere come esplodere di noia